.:. STORIA

ANTONIO MARIO CAPUTO
MONS. ERCOLE LAVILLA (1932 – 2009)
SACERDOTE ESEMPLARE

Mons. Ercole Lavilla, per tutti don Lino, è stato grande uomo e grande sacerdote.
In questa premessa è verosimile si possano ritrovare quanti hanno conosciuto don Lino, uomo serio, competente e puntuale nelle varie attività esercitate sempre con estremo zelo, nelle sue varie accezioni di confessore, uomo di cultura, consigliere.
Numerosi sono stati gli incarichi rivestiti nell’arco della sua vita sacerdotale; è stato responsabile, ovvero vicario giudiziale, dal 1985 al 2002, del Tribunale Ecclesiastico dell’arcidiocesi di Brindisi Ostuni, istruendo e portando a termine, con estrema soddisfazione delle parti, numerose pratiche riguardanti delicatissime questioni matrimoniali.
Dal 1985 al 1997 fu parroco in Brindisi di San Benedetto-Sant’Anna; s’impegnò allora a seguire personalmente i lavori di restauro occorsi nella chiesa di titolarità sempre con discrezione e competenza.
Fu docente di religione nel liceo classico di Brindisi nonché collaboratore-vicario della preside prof.ssa Marisa Corciulo.
Grata memoria è della sua presenza quale assistente spirituale de i “Convegni culturali Maria Cristina di Savoia” e dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC). Non va dimenticato il suo operato quale canonico penitenziere, cappellano delle Suore d’Ivrea, assistente del gruppo “Diaconato e ministeri istituiti laicali”, assistente alla pastorale familiare nella parrocchia Santissima Trinità – Santa Lucia. Nella curia arcivescovile ha svolto le mansioni prima di notaio poi di cancelliere; ancora, recentemente, ricopriva il ruolo di direttore spirituale del nuovo seminario Benedetto XVI, al proficuo servizio dei giovani aspiranti al sacerdozio.
Vita indubbiamente impegnata fu quella di don Lavilla; aveva tuttavia la virtù di ben programmare i suoi incarichi e di portarli sempre a termine. Sembra che vita privata e spazi personali, cui teneva tantissimo, non subissero sconvolgimenti a causa delle sue occupazioni.
Particolarissima rilevanza ebbe un altro suo incarico, quello di assistente spirituale della FUCI, Federazione Universitari Cattolici Italiani; non a caso ho voluto esplicitarlo per ultimo poiché fu proprio in tale circostanza –parlo della metà degli anni Sessanta- che avvenne il nostro incontro e si avviava una conoscenza che, col trascorrere del tempo, sarebbe poi diventata amicizia.
Nella FUCI brindisina si forgiava e formava buona parte della futura leva di professionisti, docenti e dirigenti cittadini. Ne erano iscritti e frequentanti: il prof. Gianfranco Liberati, stimatissimo docente universitario; l’avv. Teodoro Selicato; il dirigente scolastico Antonio Lopedote; la prof.ssa Ivana Tundo; la prof.ssa Rosalba Iaccarino; la prof.ssa Maria Paola Stomati; il medico otorinolaringoiatra Pasquale D’Agnello; i bancari: Rosalia Assi, Onofrio (Fiuccio) Carone, Marina Suma e Ada Quartulli; il commercialista dr. Luigi D’Ambrosio, il direttore dell’A.P.T. Cosimo Meca, io sottoscritto che vi parlo e i compianti: prof. Teodoro Errico, che certo voi tutti ricorderete, e il dott. Vito Russo, vice-provveditore agli Studi.
Le riunioni si tenevano ogni giovedì pomeriggio alle ore 19.00 nella sala lettura e studio della biblioteca pubblica arcivescovile “Annibale De Leo”, ubicata dove attualmente sono gli uffici della curia arcivescovile.
Da lì, gli incontri furono poi spostati presso la sala parrocchiale della chiesa Santissima Addolorata – Pietà; se mi è consentito dirlo, si trattava di un vero e proprio laboratorio culturale, una fucina di idee formata da giovani di belle speranze inizialmente guidati da mons. Giacomo Perrino, uomo di grande cultura il cui valore era riconosciuto non solo in ambito ecclesiale ma anche in ambienti e ambiti laici di diverso sentire. A succedergli fu don Lino Lavilla che ricoprì quel prestigioso incarico dal 1963 al 1966; si trattò di anni proficui e indimenticabili per quei giovani che si giovarono delle lezioni, degli insegnamenti e degli esempi opportuni e concreti allora offerti.
Molti di quegli ex giovani si avvalgono tuttora, si direbbe, dei solchi tracciati dalla preparazione che, con pazienza e col pregio di ascoltare tutti, don Lino tracciava indelebilmente. A don Lino, nella FUCI, successe nell’incarico don Damiano Dadorante, suo compagno di corso e di studi; la Federazione Universitaria si spostava allora al secondo piano del palazzo Di Giulio, al civico 18 di via Cesare Battisti.
Mons. Ercole Lavilla era nato a Brindisi il 27 febbraio 1932 da Francesco, ferroviere, e da Rosa Ravera, casalinga; crebbe nei dettami di un’educazione cristiana e cattolica inculcatagli principalmente da mamma Rosa, detta Pierina, che era nata in quel di Ovada, in Piemonte, provincia di Alessandria.
Don Lino assorbì bene quei rigorosi principi materni; fu fanciullo e ragazzino gioioso impegnato in un percorso di studi che si avvicendava nella più assoluta normalità: scuola elementare, media, istituto tecnico per geometri che frequenta con diligenza fino al terzo anno compiuto.
A 16 anni, frequentando la terza classe dell’istituto tecnico per geometri, mancandogli solo due anni agli esami di stato, in tempi non facili per la sua famiglia, assunse la difficile e inderogabile decisione di ritornare indietro, di ripartire nuovamente dalla terza media, per sostenere gli esami integrativi di latino. Ciò gli era indispensabile per dedicarsi agli studi classici necessari per comprendere tutti gli impegnativi riferimenti inerenti la teologia il cui studio si apprestava a intraprendere, con grande entusiasmo, prima nel seminario di Ostuni, poi in quello di Brindisi, infine in quello regionale “Pio XI” di Molfetta.
Don Lino aveva compreso che la sua strada era quella di dedicarsi agli altri, di porsi al servizio degli altri, servendo la chiesa; pur giovanissimo, aveva raggiunto maturità e capacità di discernimento tali per cui nessuno avrebbe mai potuto dissuaderlo dal diventare quel che agognava di fare fin da bambino: il prete.
Fu presbitero, dal greco presbyteros che sta per anziano, nel senso pieno del termine ossia collaboratore dell’ordinario diocesano nel suo triplice incarico di insegnare, di santificare e di governare le anime. Il principale è quello di santificare le anime ed esso si esprime nel culto e nella celebrazione dei sacramenti sicché il presbitero è detto anche sacerdote. I presbiteri hanno l’onere di essere direttori spirituali di una comunità che devono governare sapientemente secondo tre speciali peculiarità: amico del bene, giusto, pio. La necessità di questa perfezione, che assimilando a Cristo impone doti d’impegno e di massimo rispetto, fu da don Lino onorata in tutte le accezioni richiamate. Fu sacerdote al servizio della chiesa e dei fedeli, compito che svolse con obbedienza alle gerarchie e soprattutto con umiltà; l’umiltà è principio di saggezza, perché conserva l’uomo nell’equilibrio, è condizione per l’efficacia della preghiera, della grazia e della salvezza, è preludio di gloria.
Egli ebbe la capacità, anche se era alieno dal mettersi in evidenza, di conquistarsi la fiducia dei suoi insegnanti in seminario tanto che nel 1953, ventunenne, fu assistente in una classe di liceo.
Il 10 luglio 1960 fu ordinato sacerdote dall’arcivescovo mons. Nicola Margiotta che da subito lo inserì nel capitolo metropolitano; sarebbe poi stato cerimoniere dello stesso prelato e dei suoi successori.
Il ministero sacerdotale lo iniziò nell’antica chiesa dei Cappuccini sotto la paterna ed esemplare guida del parroco don Andrea Lopez, uomo molto vicino ai suoi fedeli, mite e predisposto all’ascolto, vero faro d’esempio per don Lino che mai lo dimenticherà.
Don Lavilla ebbe anche la capacità di rispettare sempre le proprie radici; si riteneva per metà brindisino e per metà piemontese. Ogni anno si recava nel paese dell’adorata mamma, Ovada, luogo in cui durante la seconda guerra mondiale aveva soggiornato lungamente. Si trattava di viaggi che, abbandonando temporaneamente la sua casa di Brindisi in via San Leucio 37, si ripeterono puntualmente insieme alla famiglia della sorella Fulvia, coniugata con l’indimenticato e compianto prof. Pietro Baldini e madre di Enrica.
A Ovada, situata ai piedi del passo del Turchino, don Lino s’immergeva nelle belle, verdi colline che, in un panorama completamente diverso dal nostro, parevano inseguirsi irregolarmente sullo sfondo dei monti le cui cime erano sempre imbiancate dalla neve.
Molte volte, dopo aver contemplato le meraviglie della natura uscite dalle mani di Dio, si ritirava in silenziosa preghiera nell’oratorio della Santissima Annunziata. Si trattava per lui di ricordi indelebili che non mancava di riferire con piacere quando se ne presentava l’occasione.
Quei famosi e indimenticabili viaggi in Piemonte si protrassero fino al 1980, data della morte di mamma Rosa, tragico evento che, segnando non poco la vita di don Lino, lo spinse a dedicarsi con ancora più forza e impegno allo studio, alla riflessione, alla preghiera.
Nella sua esemplare riservatezza, tuttavia, non rinunziò a quella intensa e variegata attività pastorale che gli derivava dai numerosi incarichi assolti con competenza e puntualità.
Alla guida della parrocchia San Benedetto dal 1985 al 1997, riuscì a istaurare con i parrocchiani un significativo rapporto che scaturiva dalla sua alta levatura morale e dalla sua straordinaria saggezza.
A volte, non basta essere un buon sacerdote, bisogna anche essere una brava persona, e don Lino lo era.
Confessarsi a lui era una ricchezza, la sua premurosa accoglienza, la sua discrezione, la sua capacità di dar conforto erano uniche; durante la Santa Messa le sue omelie aprivano orizzonti di serenità.
Testimone eloquente dell’evangelizzazione e dell’amore cristiano, fu molto benvoluto dai giovani. Per diversi anni docente di religione presso il liceo classico “Benedetto Marzolla” di Brindisi, ne divenne una figura simbolo.
Don Lavilla forgiò comportamento e intelligenza di intere generazioni di studenti, insegnando non un teorico cristianesimo, ma quello vero e concreto: sintesi di uno stile di vita improntata alla conoscenza, alla sobrietà, al dialogo, alla solidarietà.
Capace di travalicare i confini della sua materia, amava e diffondeva il pensiero di tre grandi uomini non solo della letteratura italiana, ma di tutti i tempi: Dante, del quale conosceva approfonditamente la Divina Commedia, il Foscolo, del quale spesso citava i versi de I sepolcri ed Alessandro Manzoni, del quale non dimenticava l’Adelchi e gli Inni Sacri.
Gli studenti lo seguivano con passione e, nonostante la facoltatività dell’insegnamento della religione cattolica, non un solo alunno abbandonò le sue lezioni.
Veramente significative le parole pronunciate e scritte dalla sua collega di liceo, prof.ssa Jolanda Guadalupi: “… Quando don Lino, intorno agli anni ’70 iniziò la sua esperienza scolastica nel nostro istituto, forti erano le tensioni nel mondo della scuola e della società in genere. Egli si trovò ad affrontare questi momenti difficili cercando di essere vicino ai suoi alunni con l’ascolto e la disponibilità al dialogo che sempre lo hanno contraddistinto, dando prova di grande umanità e comprensione delle problematiche relative al mondo dei giovani”.
Sono parole che non hanno bisogno di ulteriori aggiunte o approfondimenti; lo denotano come uomo pacato, pronto ad ascoltare e non a giudicare, attento a ogni dinamica umana, prodigo nel dispensare fiducia a chiunque ne avesse bisogno.
Don Lino Lavilla è venuto meno il 10 aprile 2009; come ha scritto monsignor Angelo Catarozzolo “era venerdì santo, il giorno più grande della storia, perché contrassegnato dal Cristo crocifisso che con la Sua morte rivela il cuore di Dio, aperto all’amore e al dolore di tutti gli uomini”.
L’arcivescovo, mons. Rocco Talucci, celebrò la liturgia esequiale nel vespro della Santa Pasqua, nella basilica Cattedrale colma di sacerdoti e fedeli.
La chiesa dedica e ricorda il 2010 come anno sacerdotale: fra i tanti doni che Gesù ha elargito all’umanità la figura del sacerdote, simboleggiata per l’occasione dalla semplicità del curato d’Ars, emerge come segno di un amore infinitamente grande.
È incredibile per la stessa famiglia del sacerdote osservare come un giovane possa diventare oggetto di predilezione di Dio, scelto da Dio stesso, per essere il prolungamento, attraverso i secoli, della Sua stessa opera redentrice.
Se ci soffermassimo a riflettere sul mistero che è il sacerdozio proveremmo una grande gratitudine per il Signore, per averci donato don Lino che stasera ricordiamo. A tal proposito, desidero proporre alcuni brani della significativa preghiera che il Convegno di cultura Maria Cristina di Savoia gli ha dedicato: “Ricorderemo sempre il Suo sorriso e la Sua profonda commozione quando ci parlava di Te; Signore Gesù, facendo appello alla Tua infinita misericordia, Ti preghiamo di renderlo partecipe della gloria celeste a cui ha sempre aspirato.”
Il papa Benedetto XVI, nella sua preghiera per l’Anno Sacerdotale, scrive: “Fa che la carità dei nostri Pastori nutra ed infiammi la carità di tutti i fedeli, affinché tutte le vocazioni e tutti i carismi donati dal Tuo Santo Spirito possano essere accolti e valorizzati”.
Le due preghiere si addicono perfettamente a don Lino come, sotto altro aspetto, il celebre passo paolino: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione” .
Noi tutti che lo abbiamo conosciuto ricorderemo don Lino Lavilla: sacerdote, professore, amico come l’uomo che ha vissuto, nella spiritualità, una vita di cose concrete, in cui i gesti valgono più delle parole. Un’esistenza, quella di don Lino, che ha lasciato il segno in molti cuori e in tutti noi.

Si riproduce, con l’autorizzazione dell’autore, la relazione svolta il 27 febbraio 2010 in Brindisi nell’aula magna del seminario arcivescovile “Benedetto XVI”.


Mons. Ercole Lavilla, per tutti don Lino

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