Domenica 13 aprile
alle ore 18.30, al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi
va in scena uno spettacolo che va oltre il teatro,
oltre la rappresentazione, oltre il semplice racconto
di una storia straordinaria. Il Nuotatore di
Auschwitz, con Raoul Bova diretto da Luca De
Bei, racconta la vicenda di Alfred Nakache attraverso
un viaggio nella resistenza di un uomo che, immerso
nellabisso più oscuro della storia, ha
trovato nellacqua il suo rifugio, il suo respiro,
la sua salvezza. Biglietti in prelazione per gli abbonati
fino a mercoledì 19 marzo, poi vendita libera
online su vivaticket.com e al botteghino, aperto dal
lunedì al venerdì ore 11-13 e 16.30-18.30
e, il giorno dello spettacolo, ore 11-13 e 17-18.30.
Info T. 0831 562 554 e botteghino@nuovoteatroverdi.com.
Una storia di sport,
di sopravvivenza, di tenacia, che si intreccia con
unaltra figura altrettanto emblematica: Viktor
Emil Frankl, il celebre psichiatra autore di Uno
psicologo nei lager, che con la sua teoria della
ricerca di senso ha dato voce alla necessità
di guardare oltre il dolore per trovare un motivo
per mantenere viva la speranza. Raoul Bova porta in
scena questa dualità incarnando la tensione
tra corpo e mente, tra il gesto disperato di un uomo
che si tuffa nellacqua ghiacciata di Auschwitz
per non smettere di essere se stesso e il pensiero
razionale di chi, come Frankl, cerca nella riflessione
un modo per sopravvivere.
Alfred Nakache,
francese di origine ebraica, è stato un atleta
deccellenza, un campione del nuoto capace di
infrangere record mondiali. Ma nel 1943, in unEuropa
devastata dal nazismo, la sua identità non
è più quella di un uomo, né quella
di un atleta: è solo un numero, il 172763,
inciso sulla pelle, privato della sua storia, della
sua famiglia, dei suoi diritti. Deportato ad Auschwitz,
Nakache vede la sua vita sgretolarsi nel fumo dei
forni crematori, perde ogni riferimento, eppure, dentro
di sé, conserva lunica cosa che nessuno
ha potuto sottrargli: il desiderio di nuotare. La
dignità contro la ferocia in un tragico passo
a due. Lacqua, che un tempo era stata la sua
arena, la sua dimensione di libertà, dentro
il lager diventa una resistenza silenziosa, un atto
di ribellione invisibile. Nakache si tuffa nel bacino
idrico del campo, tra le acque gelide e torbide, perché
solo lì può ricordarsi di essere ancora
vivo. E non solo. Sopravvissuto allorrore, dopo
la fine della guerra torna a gareggiare, conquista
nuovi record, partecipa alle Olimpiadi di Londra dimostrando
che il corpo può rinascere, può superare
anche le più indicibili brutalità.
La sua storia si
incrocia con quella di Viktor Frankl, deportato nello
stesso inferno. Frankl, con uno sguardo da psichiatra
e sopravvissuto, elabora un principio destinato a
segnare il pensiero contemporaneo: lessere umano
è in grado di sopportare qualsiasi sofferenza
purché trovi un senso che lo sostenga. Ed è
proprio questa la chiave dello spettacolo: Nakache
e Frankl diventano il riflesso uno dellaltro,
due facce di ununica medaglia, la testimonianza
vivente di come la vita possa essere ridotta allessenziale
eppure mantenere la sua dignità più
profonda. Il nuotatore e lo psicologo non si sono
mai incontrati, eppure dialogano a distanza attraverso
le loro scelte, le loro lotte, il loro insegnamento.
La regia di Luca
De Bei costruisce un impianto visivo ed emozionale
potente, essenziale e simbolico al tempo stesso. Raoul
Bova, al centro della scena, diventa il tramite tra
queste due figure straordinarie facendo emergere il
senso più profondo della loro esperienza. Ex
atleta lui stesso, coglie limportanza del gesto,
della fatica fisica, della disciplina sportiva che
si fa resistenza interiore. Il suo corpo diventa veicolo
di questa trasformazione portando in scena la fatica
di Nakache e lanalisi di Frankl in una fusione
che rende lo spettacolo unesperienza straordinaria.
Il Nuotatore
di Auschwitz supera il cliché dello spettacolo
di memoria per parlare alloggi, per interrogare
il presente. Il messaggio che porta con sé
è universale: la resistenza passa attraverso
la ricerca di un senso, anche nei momenti più
cupi e disperati. Nakache non ha nuotato solo per
mantenersi in vita ma per non dimenticare chi fosse.
Frankl non ha teorizzato il valore del dolore fine
a se stesso ma come leva per aggrapparsi alla vita.
Entrambi hanno attraversato il buio, eppure non si
sono lasciati inghiottire. Lo spettacolo è
un invito a riflettere, a sentire sulla pelle il peso
della storia senza retorica, senza distacco. È
la testimonianza di quanto la cultura, larte,
il teatro possano essere strumenti di resistenza,
di conoscenza, di consapevolezza. Perché, come
scrisse Frankl, «lultima delle libertà
umane è la capacità di scegliere il
proprio atteggiamento in qualsiasi insieme di circostanze».
Nakache scelse di nuotare, Frankl scelse di comprendere.
E ognuno di noi, oggi, può scegliere di ascoltare
la loro storia.
Brindisi, sabato
15 marzo 2025