LE STORIE DELLA NOSTRA STORIA
IL
MITO DEI TEMPLARI A BRINDISI
Il
fascino misterioso dei Templari, i
Cavalieri del Tempio di Gerusalemme
dai mantelli bianchi e dalla croce vermiglia sulla spalla,
a settecento anni dalla loro fine continuano ad appassionare
e a suggestionare un pubblico sempre più numeroso.
L’interesse
e la curiosità per il più potente ordine
fra le compagini crociate è sempre vivo ed attento
anche a Brindisi, città che ha sempre assunto
un ruolo rilevante nelle attività e nelle frequentazioni
dell’Ordine monastico-militare nel Regno di Sicilia.
L’esistenza
di una fondazione operativa a Brindisi sembra certa
sin dal 1196, ma potrebbe risalire al 1169. Numerose
fonti attestano la presenza di una vera e propria
domus templare, insediamento formato
da una parte adibita a refettorio, dormitori, stalle,
officina e altri locali di servizio, oltre a una parte
riservata al cultopresumibilmente ubicata nella chiesa
di San Giorgio del Tempio, situata
nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria,
laddove esisteva il bastione denominato San Giorgio.
Altri studi riferiscono di una seconda sede nei pressi
della chiesa di San Giovanni al Sepolcro:
non lontano dallinteressante edificio a forma
semicircolare qualche anno fa è stata rinvenuta,
allinterno di una abitazione privata, una singolare
bifora (finestra divisa verticalmente in due
parti uguali mediante un piedritto o una colonnina centrale)
sulla quale spicca una lunetta finemente decorata a
rilievo, costituita da una croce trecciata che parte
da un piccolo tempio e si apre in quattro bracci con
racemi e foglie. Questo sigillo corrisponderebbe a quello
utilizzato dai maestri francesi dellordine templare
del XIII secolo (G. Maddalena C. 1999), che prima di
essere occultata nel muro, in origine risultava a giorno.

Bifora lunettata in una abitazione
privata di via Marco Pacuvio. (ph. G.Membola 2024)

Bifora lunettata, particolare
del rilievo sovrimpresso (ph. G.Membola 2024)
A breve distanza, su via Marco Pacuvio,
ben immorsata nella muratura di un palazzo a circa otto
metri di altezza dal piano stradale, una testa maschile
sporge a vista sulla strada, un protome decorativo
forse una mensola - tipico delletà
sveva: nonostante sia particolarmente logorato dal tempo,
il volto risulta essere di un uomo barbuto, bendato
sulla fronte, dal mento pronunciato e volitivo, probabilmente
un tipo musulmano, dallo sguardo risoluto
e concentrato, nonostante la nota arcaica
delle pupille forate. La maschera, secondo gli esperti,
mostra indubbie affinità con sculture simili
presenti a Castel del Monte e Lagopesole, luoghi di
raduno, nel duecento, dei migliori scultori gotici meridionali.
Entrambi questi elementi decorativi lasciano credere
che nel corso della prima metà del XIII secolo,
su questo luogo i Templari abbiano rimaneggiato
la loro sede cittadina oppure ne abbiano edificato una
nuova (G. Marella 2013).

Protome decorativo su via Marco
Pacuvio. ( ph. G.Membola 2024)
Erroneamente e per
molti anni, è stato ritenuto edificio di costruzione
templare anche il cosiddetto Portico dei Templari
di piazza Duomo (XIV secolo - foto),
in realtà appartenente al palazzo signorile della
nobile famiglia brindisina dei De Cateniano.
È
storicamente accertato che nel porto di Brindisi, importante
teatro dell’intenso traffico di uomini e merci
diretti in Terrasanta, vi erano cantieri
navali dove svernavano e venivano riparate
imbarcazioni dell’Ordine, come la nave Santa Maria
dei Templari, che poi avrebbe trasportato sino ad Acri
Ruggero di Sanseverino, vicario generale del Regno di
Gerusalemme, con 35 cavalli, un carico di biscotti e
altre vettovaglie.
L’edificio che
oggi ospita la Casa del Turista potrebbe
essere stato eretto dal Tempio come arsenale
o darsena porticata, ipotesi sostenuta
dalla croce potenziata (foto
a sx) tipica dei cavalieri visibile nella chiave
di volta dell'arco bicromo all’ingresso (scheda
storica).
Qui erano impegnati
principalmente in attività mercantili, di noleggio
di imbarcazioni ma anche in missioni diplomatiche, talvolta
sconfinavano in atti illegali, come la sottrazione di
beni a mercanti veneziani e marchigiani, per fini economici
e per sostenere la crociata outremar.
Dei cavalieri brindisini
si ricordano Frà Guglielmo de Brundusio,
Frà Simone, Frà
Adam, Frà Angelo e
Ruggero Flores; quest’ultimo,
cresciuto nell’Ordine, non fu mai un frate ma
divenne valoroso capitano di ventura e comandante de
“Il Falcone”, la più grande nave
templare dell’epoca (biografia).
Il
Processo di Brindisi
Brindisi fu sede anche del più importante processo
ai Templari del Regno di Sicilia, all'epoca
retto dagli Angioini imparentati con la corona di Francia
(Carlo II D'Angió re di Napoli era cugino al
re di Francia Filippo il Bello), uno dei tragici eventi
che segnarono l’epilogo dell’Ordine.
Il 15 maggio del 1310 si inaugurò l’inquisizione
in un convento o edificio adiacente alla cappella di
Santa Maria del Casale (successivamente
inglobata nell’attuale chiesa gotivo-romanica
sita nei pressi dell’aeroporto -
foto a dx), il processo vero e proprio si tenne
invece nel salone del Castello Svevo.

La commissione apostolica,
presieduta dall’Arcivescovo di Brindisi
Bartolomeo e composta degli inquisitori Giacomo
da Carapelle, Arnolfo Bataylle
e Berengario de Olargiis, citò
i cavalieri templari con l'affissione di avvisi e di
bandi, ma solo due fratres dal ruolo marginale
di umili serventi si presentarono al processo: Giovanni
da Nardò e Ugo di Samaya.
Il primo affermò di essere stato più volte
"invitato" a rinnegare e calpestare la croce
e confermò le accuse di adorazione del gatto,
del “bacio scandaloso sul ventre” e atti
di sodomia.
Anche il secondo servientes rinnovò l’accusa
di ripudio della croce, dichiarando che fu costretto
all'orribile atto sotto la minaccia armata di altri
confratelli.
Gli altri templari del regno, che nel frattempo erano
riusciti a fuggire, furono giudicati in contumacia.
Gli atti dell'Inquisizione brindisina furono poi inviati
a papa Clemente V ed utilizzati per
il Concilio di Vienne (Francia, 1311-1312).
Furono diverse le
imputazioni mosse nei confronti dellOrdine: apostasia,
idolatria, eresia e sodomia, quest'ultima allusione
trovò terreno fertile anche nellinterpretazione
del sigillo dellOrdine, dove venivano ritratti
due cavalieri in groppa allo stesso cavallo: in realtà
lemblema rappresentava da una parte lo spirito
di fratellanza e di povertà dei cavalieri, e
dell'altra simboleggiava la duplicità, monastico
e militare, insita nella natura listituto rosso-crociato.
Furono inoltre accusati di adorare un idolo barbuto
chiamato Baphomet, e disprezzare la Croce.
Tutte le attribuzioni di colpa utilizzate nei vari processi
contro i templari risultarono palesemente false e le
confessioni furono estorte con atroci torture.
Il
vero cospiratore fu il re di Francia Filippo
IV il Bello, bisognoso dei loro denari e possedimenti,
che riuscì a coinvolgere anche il pontefice,
prima Bonifacio VIII e poi il francese Clemente V, con
sede del papato trasferita ad Avignone. La Chiesa avvio
così una serie di inchieste in tutto l'occidente.
Tra i ben 127 capi di accusa architettati per calunniare
i cavalieri del Tempio vi era anche l'allusione alla
sodomia reppresentata proprio nel sigillo ufficiale
dell'Ordine, dove si ritraevano due cavalieri in groppa
sullo stesso cavallo. L'emblema in realtà rappresentava
lo spirito di fratellanza e di povertà, ma anche
la duplicità (monaci e guerrieri) dell'Ordine.
Il motto dei Templari, che compariva sotto il stemma,
era "Non nobis Domini, non nobis, sed nomini
Tuo da gloriam", che significava: «Non
per noi Signore, non per noi, ma per il Tuo nome dai
la gloria".
Il processo ai Cavalieri
del Tempio si concluse con la soppressione dell’Ordine
e la condanna al rogo di molti Maestri e dignitari.
Nel 1314, due secoli
dopo loro ufficializzazione, i Templari uscivano dalla
storia ma entravano nella leggenda.
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Riferimenti bibliografici
Giuseppe Maddalenna-Capiferro,
Vestigia templari a Brindisi, in Pavalon
- Atti del 1° Convegno Nazionale, a
cura di Giuseppe Giordano, Cristian Guzzo, 1999
Giuseppe Maddalenna-Capiferro,
Il processo di Brindisi, in Pavalon
- Atti del 1° Convegno Nazionale, a
cura di Giuseppe Giordano, Cristian Guzzo, 1999
Giuseppe Maddalena-Capiferro,
La casa del turista di Brindisi: un arsenale
templare? in Pavalon - Atti del 3°
Convegno Nazionale, Materiali inediti per una
storia dei Templari nel Regno di Sicilia
a cura di Giuseppe Giordano, Cristian Guzzo, 2002
Giuseppe Marella. La scultura
a Brindisi in età federiciana, in La
Bibbia di Manfredi. Gli svevi tornano al castello.
Atti del convegno, Brindisi Castello Svevo
10-11 maggio 2013. 2013
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Documenti
correlati
» Il
movimento Crociato a Brindisi
» Le origini
della Casa del Turista
» Il
Tempio di San Giovanni al Sepolcro
» Il
castello Svevo
» La
chiesa di Santa Maria del Casale
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Siti e documenti
online di riferimento e consigliati:
» I
Cavalieri Templari (su
Wikipedia)
» Il
processo ai Templari (su
Medievale.it)
» Medioevo
Templare (su
Mondimedievali.net)
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